Vaccino per la FIP: cosa c’è da sapere oggi, pro e contro

Vaccino per la FIP: cosa c’è da sapere oggi, pro e contro

Nel 2025 molti proprietari conoscono le cure antivirali per la FIP e si chiedono se esista anche un vaccino FIP gatto davvero efficace, da usare in prevenzione. In questo articolo facciamo chiarezza in modo pratico, basandoci sulle linee guida internazionali e sull’esperienza quotidiana con i gatti malati di FIP. Parleremo di prevenzione per la FIP e il suo vaccino, di immunizzazione dalla FIP nel gatto, ma anche delle alternative più concrete per proteggere davvero i gatti che convivono con noi.


Esiste un vaccino contro la FIP?

La risposta breve è: sì, esiste un vaccino contro il coronavirus felino associato alla FIP, ma non è il “vaccino risolutivo” che molti immaginano, e non è pensato per tutti i gatti.

Il prodotto commerciale di cui si parla quando ci si riferisce al “vaccino per la FIP” è il Felocell® FIP, in passato commercializzato anche come Primucell® FIP e, in alcuni mercati, integrato nella linea Vanguard® Feline FIP. Si tratta di un vaccino intranasale a virus vivo modificato prodotto da Zoetis Inc., azienda farmaceutica veterinaria internazionale.

Il principio è questo:

  • contiene un ceppo attenuato di coronavirus felino (FCoV) specifico per la FIP;
  • viene somministrato per via intranasale (gocce nel naso);
  • è autorizzato solo per gatti sani, di almeno 16 settimane di età, come “aiuto” nel prevenire la FIP, non come protezione assoluta.

Dal punto di vista pratico e delle linee guida:

  • il vaccino è considerato “non core”, cioè non rientra tra quelli fondamentali (come panleucopenia, calicivirus ed herpesvirus) e viene citato solo come opzione in casi selezionati;
  • è potenzialmente utile solo in gatti FCoV-sieronegativi, cioè che non hanno mai incontrato il coronavirus felino;
  • la disponibilità è limitata e variabile da Paese a Paese, e non viene utilizzato in modo diffuso nella pratica clinica quotidiana.

Per questo motivo, quando si parla di vaccino FIP gatto, è importante tenere le aspettative realistiche: non esiste, al momento, un vaccino che azzeri il rischio di FIP e che sia raccomandato per tutti i gatti di casa. Le principali associazioni di medicina felina puntano ancora soprattutto su gestione, igiene e riduzione dello stress per ridurre i rischi.

Per saperne di più sul vaccino Felocell® FIP / Primucell® FIP

Se vuoi approfondire l’argomento o fornire materiali tecnici al tuo veterinario, puoi consultare queste risorse (in inglese):

  • Scheda ufficiale Zoetis – Vanguard® Feline FIP
    Descrizione del vaccino intranasale contro la FIP, indicazioni d’uso e note tecniche.
    Leggi la scheda sul sito Zoetis
  • Foglio illustrativo (package insert) Felocell® FIP – Zoetis
    PDF con composizione, dosaggio (due somministrazioni intranasali a 3–4 settimane di distanza, da 16 settimane di età) e limiti di efficacia.
    Scarica il foglio illustrativo
  • Scheda prodotto Felocell® FIP (distributore internazionale)
    Breve riassunto: vaccino vivo modificato, intranasale, indicato come aiuto nella prevenzione della FIP.
    Vedi la scheda di prodotto
  • Linee guida ABCD sulla FIP
    Documento di riferimento europeo sulla FIP, con sezione dedicata al vaccino, classificato come “non core”.
    Leggi le linee guida ABCD
  • Linee guida WSAVA sulle vaccinazioni del gatto
    Nella tabella dei vaccini “non raccomandati” è incluso anche il vaccino contro la FIP, con spiegazione dei motivi (efficacia limitata, necessità di gatti FCoV-negativi, ecc.).
    Scarica le linee guida WSAVA

Quando e per chi può avere senso

Detto questo, ci sono scenari specifici in cui il vaccino FIP gatto può essere valutato da parte del medico veterinario, sempre in modo molto mirato e individuale.

In generale, le condizioni per prendere in considerazione la vaccinazione sono:

  • gatti giovani e sieronegativi per FCoV (test anticorpale negativo);
  • ambienti in cui il rischio di esposizione futura al coronavirus felino è molto alto (ad esempio alcuni allevamenti o strutture ad alta densità);
  • possibilità di integrarlo in un protocollo di prevenzione ampio, che includa anche gestione ambientale e igienica.

Il ragionamento del veterinario è sempre un equilibrio fra:

  • probabile esposizione futura al virus;
  • stato immunitario del gatto;
  • possibile beneficio clinico reale, alla luce delle evidenze scientifiche, che al momento rimangono limitate.

In altre parole, la decisione non è mai un semplice “sì/no” al vaccino, ma un ragionamento più complesso.

Gattini, ambienti ad alto rischio, allevamenti

Le linee guida sulla FIP e sulla vaccinazione felina sottolineano che, se il vaccino viene usato, ha senso farlo solo in gattini che non hanno ancora incontrato il coronavirus felino, prima che entrino in un contesto ad alto rischio.

Ecco alcuni esempi concreti:

  • Gattini nati in allevamento “pulito”
    In alcuni programmi di allevamento si applicano protocolli di separazione precoce e massima igiene per ridurre il più possibile il contagio da FCoV. In quei contesti, la vaccinazione può essere valutata come un “tassello in più” per i cuccioli che, una volta ceduti, andranno a vivere in un ambiente dove il coronavirus è molto diffuso.
  • Ingresso in ambienti ad alta densità
    Pensiamo a gattini che stanno per entrare in gattili affollati, colonie numerose o strutture di stallo ad alto turnover. Se risultano sieronegativi al test per coronavirus felino, e se il vaccino è disponibile nel Paese, può essere considerato come parte di un percorso di immunizzazione contro la FIP prima dell’ingresso in quell’ambiente.
  • Allevamenti che hanno avuto casi di FIP in passato
    In questi casi il lavoro principale resta la gestione del coronavirus felino (igiene, lettiere, densità, stress, alimentazione, test mirati). Il vaccino, da solo, non è in grado di “cancellare” il problema FIP, ma può essere valutato come intervento aggiuntivo per gattini selezionati da un veterinario esperto in medicina felina.

Se ti occupi di cucciolate e contesti ad alto rischio, può essere utile approfondire anche l’articolo su FIP nei gattini, che entra nel dettaglio delle differenze rispetto ai gatti adulti e di cosa osservare nei primi mesi di vita.

Efficacia, tempi di immunizzazione, costi-benefici

Quando si valuta un vaccino FIP gatto, le domande chiave sono tre:

  1. Quanto è efficace davvero nel ridurre i casi di FIP clinica?
  2. In quanto tempo si sviluppa la protezione?
  3. Il rapporto costi-benefici è favorevole nel caso specifico?

Cosa dicono gli studi sull’efficacia

Gli studi disponibili evidenziano alcuni punti importanti:

  • il vaccino è stato pensato per essere somministrato a gatti FCoV-sieronegativi, di almeno 16 settimane di età, con un protocollo di due dosi intranasali a distanza di 2–3 settimane;
  • in alcune prove sperimentali, il vaccino ha mostrato una certa efficacia nel ridurre la comparsa di FIP in condizioni controllate e in gattini non ancora esposti al virus;
  • in allevamenti e contesti “reali”, dove molti gatti sono già venuti a contatto con il coronavirus felino molto presto, non si è visto un effetto chiaro nel ridurre l’incidenza complessiva di FIP.

In altre parole, il vaccino:

  • può offrire una protezione parziale in condizioni molto selezionate;
  • non è in grado di risolvere il problema della FIP a livello di popolazione felina;
  • non è raccomandato come vaccino di routine per tutti i gatti di casa dalle principali linee guida internazionali.

Tempi di immunizzazione

Come per altri vaccini, la protezione non è immediata:

  • servono almeno alcune settimane dopo il completamento del ciclo vaccinale perché si sviluppi la risposta immunitaria desiderata;
  • è essenziale programmare il vaccino prima dell’ingresso in un ambiente ad alto rischio, non dopo;
  • la risposta immunitaria può variare da gatto a gatto, e non abbiamo un test semplice da ambulatorio per misurare “quanto” un singolo gatto sia protetto.

Il vero bilancio costi-benefici

Per valutare se la prevenzione con il vaccino contro la fip FIP ha senso, il veterinario considera:

  • Probabilità di efficacia nel contesto reale
    Gattini sieronegativi + ingresso in ambiente ad alto rischio → beneficio potenziale medio-alto.
    Gatti adulti o già sieropositivi → beneficio molto basso o nullo.
  • Rischi o limiti
    Costi economici (vaccino, test sierologici, visite) e rischio che il proprietario sovrastimi la protezione ottenuta e trascuri igiene o gestione.
  • Alternative preventive disponibili
    A volte più efficaci del vaccino stesso a parità di impegno, come gestione ambientale, controllo della densità di popolazione, monitoraggio clinico.

Nella pratica, per un gatto singolo che vive in appartamento, sterilizzato e senza contatti con colonie o gattili, il vaccino FIP di solito non porta un vantaggio clinicamente significativo rispetto a una buona gestione ambientale.

Alternative al vaccino: igiene, gestione, monitoraggio

Oggi la vera prevenzione della FIP si basa soprattutto su misure concrete di gestione del coronavirus felino (FCoV), piuttosto che sul vaccino. È qui che il proprietario può fare davvero la differenza, soprattutto se vive con più gatti.

Le strategie principali riguardano:

  • ridurre la quantità di virus eliminato nelle feci;
  • limitare la possibilità che il virus circoli da un gatto all’altro;
  • sostenere il sistema immunitario dei gatti, evitando stress e malattie concomitanti.

Igiene quotidiana e lettiere

Il coronavirus felino si trasmette soprattutto per via oro-fecale: il gatto ingerisce il virus dopo essere venuto a contatto con lettiere, ciotole o superfici contaminate.

In una casa con più gatti è utile:

  • utilizzare una lettiera in più rispetto al numero di gatti (es. 3 lettiere per 2 gatti);
  • pulire le lettiere ogni giorno, rimuovendo le deiezioni appena possibile;
  • lavare periodicamente le cassette con detergenti adeguati e disinfettanti sicuri per i gatti;
  • collocare le lettiere in zone tranquille, evitando sovraffollamento.

Una buona igiene non elimina FCoV dall’ambiente, ma riduce il “carico virale” complessivo, abbassando la probabilità che un gatto si infetti o che un gatto già infetto elimini cariche molto alte e continuative di virus.

Per approfondire dinamiche e falsi miti sul contagio puoi leggere anche l’articolo dedicato al contagio della FIP nel gatto, che spiega meglio la differenza fra coronavirus felino e FIP vera e propria.

Gestione dello stress e della convivenza

Lo stress cronico è un fattore chiave in molte malattie del gatto, FIP inclusa. Un sistema immunitario “sotto pressione” può rispondere peggio alle infezioni e facilitare quei processi immunitari anomali alla base della FIP.

Per ridurre lo stress:

  • evita cambiamenti bruschi e inserimenti affrettati di nuovi gatti;
  • organizza la casa con risorse distribuite (ciotole, lettiere, tiragraffi, nascondigli) per evitare conflitti;
  • assicurati che ogni gatto abbia luoghi in alto dove sentirsi al sicuro;
  • dedica tempo al gioco e all’interazione positiva, rispettando il carattere di ciascun micio.

Monitoraggio clinico e intervento precoce

In famiglie o allevamenti dove c’è stato un caso di FIP, oppure in gattini provenienti da contesti a rischio, è fondamentale monitorare con attenzione alcuni segnali:

  • calo di peso, perdita di appetito;
  • febbricola persistente o ricorrente;
  • letargia, cambiamenti di comportamento;
  • pancia gonfia, difficoltà respiratoria;
  • disturbi neurologici (tremori, incoordinazione, convulsioni);
  • cambiamenti oculari (uveiti, offuscamento dell’iride, sangue nell’occhio).

Se noti sintomi sospetti, è importante non aspettare, ma contattare il veterinario: oggi la FIP è curabile con terapie antivirali specifiche, soprattutto se intercettata in fase precoce. Le nuove opzioni con molecole come GS-441524 hanno trasformato la prognosi di questa malattia, rendendo ancora più importante il binomio prevenzione + diagnosi tempestiva.

Per chi vive con gattini o gestisce cucciolate, l’articolo su FIP nei gattini approfondisce meglio i segnali precoci nella fascia di età più vulnerabile.


In sintesi: al momento non abbiamo un vaccino FIP gatto universale e risolutivo, ma abbiamo sempre più strumenti per prevenire, riconoscere e curare la malattia. L’obiettivo di realtà come Curafip è accompagnare i proprietari in questo percorso con informazioni aggiornate, strumenti pratici e un supporto competente, perché ogni decisione – vaccino incluso – sia presa in modo consapevole insieme al proprio veterinario di fiducia.

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